Intervista a Michele Saccomanno da parte di RadioOndaSalute

L’audio dell’intervista è ascoltabile qui, di seguito la trascrizione

Radio Onda Salute: Bentornate e bentornati ad Attualità. Oggi continuiamo la rassegna di pareri di professori, medici e professionisti della sanità, iniziata la settimana scorsa sui provvedimenti e sullo stanziamento per la sanità della nuova legge di bilancio 2026.

La settimana scorsa abbiamo intervistato il professor Guido Quisci, presidente della CimoFesmed, puntata che ovviamente troverete sui podcast del nostro sito www.radiondasalute.it.

Oggi invece è la volta del professor Michele Saccomanno, presidente dell’associazione Ascoti, che è l’associazione sindacale di chirurghi, ortopedici, traumatologi italiani.

Buongiorno professore, grazie mille per aver accettato il nostro invito.

Michele Saccomanno: Grazie per l’invito innanzitutto e buongiorno, buongiorno a tutti e anche a chi ci ascolta.

Radio Onda Salute: Dunque dottore, qual è il giudizio dell’Ascoti, l’associazione che lei rappresenta, in merito a questa manovra sanitaria?

Michele Saccomanno: Parlando di una visione generale su quello che riguardo ai medici la finanziaria porta in termini di benefici, ma a mio avviso anche in termini di distrazioni, perché vi sono molte distrazioni.
Molte cose ci aspettavamo di trovarle in questa finanziaria e non le abbiamo trovate.
Parlo soprattutto delle risorse extracontrattuali, che erano state promesse da sottosegretari e da altri che sono scomparse dalla finanziaria.
Non abbiamo trovato nulla sulla detassazione degli introiti con le attività straordinarie.
Non abbiamo trovato un richiamo ai pensionati.
Sono le cose che in questa finanziaria ci pesano.
Noi abbiamo avuto già un contratto approvato, che è stato un contratto normativo, un contratto di passaggio. Siamo stati, non dico illusi, ma ci è stato detto, la parte contrattuale riguardante le correzioni degli stipendi, le diverse scalate professionali, ci vedranno successivamente.

Adesso cerchiamo di normare la figura professionale all’interno dell’ospedale.

Questo è stato il contratto collettivo nazionale di lavoro, ma qualcosa in finanziaria l’aspettavamo.

E non è sufficiente l’aumento dei fondi, che pure apprezziamo, perché globalmente il governo ha alzato un po’ anche il livello,tanto nella percentuale del PIL quanto per i soldi messi a disposizione del Servizio Sanitario Nazionale,ma in un cantiere grande, qual è quello che si sta realizzando anche col PNRR, ci accorgiamo che questi soldi non produrranno quello che c’è nell’aspettativa generale del medico.
Qual è l’aspettativa generale del medico?
Poter continuare a lavorare nella sanità pubblica, perché il Servizio Sanitario Nazionale è nel desiderio di tutti, conservarlo e mantenerlo. Ma per poterlo fare naturalmente bisogna tornare, non dico competitivi dal punto di vista retributivo,ma almeno alla pari per una vita dignitosa.

Oggi la classe medica in sé, che era una classe medio alta borghese, è diventata una classe del proletariato professionale,se così possiamo dire, per chiamarla in termini filosofici e sociali.

Quindi se non c’è uno scatto in questo senso, in una finanziaria, è qualcosa che noi aspettiamo anche nel mille proroghe che ci possa essere, certamente ci troviamo in difficoltà,sono difficoltà di lavoro.

Per esempio i medici anziani, di cui non sappiamo, con quella percentuale che rimangono fino a 72 anni, 5000, 5000 e 5500, che sono stati fino adesso, ma la cui norma non è stata richiamata, ove non vi fossero, creeranno ulteriori disagi.

Proprio questa mattina alcuni colleghi si lamentavano che vi sono pronto soccorso, da metterci le mani nei capelli, dove c’è un direttore e un dirigente,e la vicenda è chiusa qui. Ed è un pronto soccorso.

Cioè il primo accesso è la valutazione. Quindi neanche con i medici specializzanti, che si stanno formando, come succedeva prima, qualcuno andava nei campi di guerra per formarsi e poi poter lavorare dicendo ho operato tanto, soprattutto che la chirurgia ortopedica ha fatto tante amputazioni, ha fatto tante cose, riusciva a conoscere benissimo l’anatomia e lavorare.

Oggi noi abbiamo rinunciato ad una formazione iperqualificata, perché nella storia della medicina italiana, la storia della medicina italiana è fatta per una ricchezza culturale molto più alta di quella delle altre formazioni. Io quando mi confrontavo con colleghi straniere, americani ed altri, che loro sembrava arrivassero prima al letto dell’ammalato, nella sala operatoria, noi ci arrivavamo dopo.

Ma, giuro, sono convinto, lo ribadisco, con una preparazione culturale dal punto di vista della conoscenza clinica molto ma molto maggiore.

Oggi questi ragazzi si stanno formando nei pronto soccorsi.

Al di là di quello che diciamo con i tutor, non c’è una normativa così stringente che colleghi realmente alla formazione.

E se considera che da anni la formazione l’abbiamo persa, perché non esistono più i primari, i primari una volta erano quelli che valutavano, per me ortopedico se avevo messo una vite nella direzione giusta, se troppo lunga o troppo corta.

Oggi il giovane non è se specializzato e mette la vite. Prima di specializzarsi va a mettere la vite.

Non so se mi sono spiegato.

Queste sono cose che non trovano il respiro lì dentro. Quindi poi c’è la grande corsa al privato.

Questo ragazzo, questo giovane, bravo, volenteroso, che noi scegliamo nei concorsi con decreto lo mandiamo nei pronto soccorsi e poi cosa fa? Se ne va nel privato perché lì sarà pagato, non vi saranno le emergenze, non vi saranno i pronto soccorsi, non vi sarà la rianimazione, quindi il lavoro ridotto, il pagamento migliore, sabato e domenica di ferie. Tutto questo sistema va rivisto.

Nella finanziaria, ripeto, manca l’incentivo a dire guardiamo anche al dato economico, ripartiamo. In questi giorni vediamo che c’è un ripensamento un attimo. Il ministro Schellaci che dice togliamo le incompatibilità, che è un sistema sul rettizio per migliorare la situazione economica che non abbiamo visto nella finanziaria, perché questo rimane il cardine di queste cose.

Questo è il dato importante, rilevante, che pesa sulla finanziaria. Non è lo sforzo generale che apprezziamo del governo per i soldi in più, ma immaginiamo che oggi anche il lavoro del medico non può essere per un ortopedico, lo dico, con le stesse bende trattare più ammalati.

Se gli ammalati saranno di più dovremo avere più bende. Se noi col PNRR apriamo tante case di comunicata, abbiamo tante cose, dovremo avere attrezzature, un sistema diverso di rispondere.

Già tutta la parte dei device costa molto, ma molto di più. Ed è una finanziaria che regge anche le economie sul payback, naturalmente con tutti i contenziosi che ci sono, può dare incertezze.

Ma ripeto, questo è un problema che risolverà il MEP, non lo dobbiamo risolvere noi.

Certamente noi diciamo che al mondo professionale medico non è arrivata una spinta che dia delle garanzie, oltre alla crescita professionale, per una crescita economica che ci confronti con il resto del mondo europeo.

Tenga presente che medici in Italia ci sono, però non ci sono più nel servizio pubblico. Questa è la verità.

Per chi vive al nord, immaginiamo da Milano per andare in Svizzera, si impiega un’ora quanto si impiega, voglio dire, si può andare a lavorare in Svizzera, guadagnare di più e ritornare a Milano.
Quindi vive con un reddito maggiore, a una vita come quella degli altri colleghi che non riescono a vivere in una città come Milano.

Questi problemi dobbiamo porceli. E per porceli dobbiamo ragionare completamente sulla visione del compenso economico, come devono essere trattate le straordinarie, come deve essere trattata la tassazione.

E ripeto, non è un palliativo, è un fatto importante quello che ha proposto il Ministro della Salute adesso su togliere tutte queste incompatibilità, perché è un modo per lavorare oltre il lavoro ospedaliero.

Non è che io non sappia quello che l’Europa ci raccomanda, che occorrono i riposi dovuti per poter lavorare meglio, ma diciamo che oggi i riposi non ci sono perché siamo pochi.

Se uno andasse a controllare realmente i turni si accorgerebbe che si lavora per molto più di 12 ore continuative, molto spesso, dove i riposi sono brevissimi e poi si ricomincia.

Ora, tutti questi spiragli purtroppo vanno collegati all’economia.E poi ragioneremo dopo con l’altra domanda che più o meno immagino su quali sono le soluzioni possibili.

Radio Onda Salute: Ma sì, in parte sì. In realtà mi ha parzialmente già rispostoalla seconda domanda perché era un suo pronostico su quale sarà la situazione dell’assistenza sanitaria per gli italiani nell’anno 2026, ma anche nei successivi.

Michele Saccomanno: Per essere una risposta completa bisogna pensare a quello che si sta immaginando in termini di riforma sanitaria con gli ospedali elettivi. se noi andiamo a creare delle classi sociali mediche, perché di questo poi si tratterà alla fine, non abbiamo risolto nulla.

Questo lo dico proprio con serenità.

Questo va in ogni ambito, a partire dal medico di famiglia, con quello che dovrà avvenire rispetto alle case di comunità, ai primi luoghi di aggregazione, ai primi percorsi, ai suoi ruoli, a ciò che rimane, a quello che rimane al gruppo dei medici specialisti, sumai ed altro.

Ma per arrivare proprio al mondo ospedaliero, ci troveremo nella difficoltà dei medici che sapranno di finire nell’ospedale di Canicattì, dove naturalmente farà solo pronto soccorso e diventerà un centro di smistamento e, se mi consente, un centro di ritardo anche per le emergenze.

Perché è chiaro che chi ha un ictus con un’emorragia cerebrale e abita là vicino, lo porta immediatamente in quel pronto soccorso.

Quello è il tempo perso. È il tempo perso. Perché avrà bisogno di una valutazione e poi riandare chissà dove. Però, ripeto, questo è un elemento minimale.

Le riforme, mi permetto di dirlo a chi le sta pensando, io apprezzo che ci sia finalmente la coscienza che si voglia riformare, ma non è quella dell’ospedale elettivo la soluzione.

Se si va a fare solo una chirurgia elettiva in dei luoghi, già noi del pubblico ci lamentiamo rispetto al privato.

I grandi privati, non parlo di ospedali come i Gemelli, Galeazzi e altri che sono privati che hanno tutto, che vanno dal pronto soccorso alla rianimazione.

Ma c’è molto privato ricco che non ha i pronto soccorso, che non ha le rianimazioni.

Dove quindi la vita è molto, ma molto più semplice e dove le compensazioni, quando non si riesce con le tariffe ad arrivare nemmeno a giustificare il budget che il governo ha fatto,

vengono trovati dei sistemi per alzare la corresponsione delle tariffe e pareggiare.

Questo lo so perché anche la mia esperienza, ex assessore alla sanità, l’ho vissuta in questo modo.

Ma le riforme devono avere uno spirito più generale.

Noi, ripeto, abbiamo una medicina generale che va rivista.

Medicina generale intendo in generale, non del medico di famiglia.

Va rivista con un sogno, con un progetto, vanno riviste le carriere.

Non può essere che è diventato un sogno avere un dipartimento, mentre una volta arrivare a primario era già un fatto importante, ma oggi avere un’unità dipartimentale per molti medici è diventato il massimo.

E ridurre le ambizioni significa ridurre la volontà della prestazione impostante.

Le riforme si approvano quando c’è uno spirito nuovo, generale, che reinquadra il sistema.

Noi dobbiamo reinquadrarlo, reinquadrare la formazione del medico, reinquadrarla.

Le specialità che adesso stanno scappando, ripeto, come ho detto prima, stanno diventando iperpratiche,

ma che per anni sono state fintamente formanti, fintamente formanti, perché poi dopo la specializzazione il medico si formava.

Perché un chirurgo arrivava in sala operatoria solo dopo dieci anni che stava in ospedale?

Ma perché la specialità non l’aveva formata.

E vi erano già nazioni, Israele, Stati Uniti, che scrivevano quanti interventi tu avessi fatto sulla spina dorsale, ed erano reali.

Ma quanti di noi sono usciti che non avevano nemmeno vista la spina dorsale, se non casomai dall’alto, dalle spalle, se non proprio qualcuno dedicato, dopo tanti assistenti ed altro.

Ora, non può essere questo. Va ripreso, va ripreso un discorso di formazione reale, con umiltà.

È il mondo universitario, è il mondo ospedaliero, è un mondo formante, è un mondo anche scientificamente rilevante, dove le università non devono imperversare per clinicizzare, ma per collaborare, creare un insieme.

Cioè va vista in un modo globale.

L’ospedale di elezione è un altro piccolo tamponcino in un’emorragia significativa.

Noi medici dobbiamo avere il piacere di continuare a fare il nostro lavoro, non solo per missione, ma anche perché è un lavoro importante, è un lavoro impegnativo.

Dobbiamo tornare ad una riqualificazione professionale.

Ripeto, non vedo la visione nella riforma, ma vedo un piccolo sistema che cerca di tamponare facendo tante scalette ancora nella vita ospedaliera.

Abbiamo affrontato dal 2014 ad oggi i percorsi della riduzione dei posti letto.

Comunque si arrivava in reparto prima. Non accadeva che addirittura le ambulanze non riuscivano a lasciare al pronto soccorso il proprio ammalato.

Questo accade in questi giorni. In questi giorni è accaduto sette ambulanze fuori di un grande ospedale che non riuscivano a far scendere gli ambulanti perché non c’erano nemmeno le barelle, che trovano ancora gli anziani depositati per dieci giorni al pronto soccorso.

Non può essere questo. Quindi non possono esserci piccoli sistemi tamponi.

Va rivisto il sistema con un sogno. Il sogno è quello, ripeto, che un servizio sanitario nazionale come il nostro, che ha avuto tanto lusso nel mondo, possa riorganizzarsi da un punto scientifico, ma se non ridiamo la dignità agli operatori, che non è fatta solo di piccoli titoli, oggi tutti gli infermieri sono dottori, va benissimo, ma dobbiamo vivere al livello che ci viene in qualche modo sulla carta dato.

Questo può richiamare. Quindi dobbiamo rivedere le carriere, dobbiamo rivedere la formazione, perché, ripeto, non è solo una questione economica, ma farci desiderare di fare questo lavoro.

Oggi così è difficile. Quando ci siamo accorti anche con i cambiamenti che ci stanno facendo per far entrare nella scuola di medicina con minore difficoltà e casomai con maggiore appropriatezza, tanti, è un passaggio. Ma ricordiamoci che le prime avvisaglie di questo, quando nel 1995 si disse che dovevamo cominciare a chiudere ospedali al di sotto dei 200 posti letto e far sì che i medici, non ce ne fosse uno per ogni condominio, si disse pure, attraverso uno studio europeo, che nel 2007 avremmo dovuto riprendere gradualmente ad avere altri ragazzi nelle scuole di medicina.

Così non è stato. Questo è un ritardo gravissimo. Ecco, se gli studi si fanno bisogna farli per portarli al risultato. Questo è un fatto colpevole. Adesso corriamo. Ma ripeto, io immagino che occorra un uomo, dalle grandi visioni, dalla capacità di guardare avanti, per sognare una riforma importante.

Ne abbiamo bisogno. Non dico una riforma rifondante del sistema sanitario nazionale, diversamente sarà distrutto dal privato. Sarà distrutto dal privato.

La sanità deve essere unica, privata o pubblica, perché la salute non ha aggettivi.

Ma per farlo, ripeto, occorre che la politica si impegni con una scelta lungimirante.

Non vedo molto di questo oggi.

Però almeno il desiderio credo che si cominci a percepire.

Radio Onda Salute: Possiamo dire che questi oggi sono tutti ambienti che sono sostenuti unicamente dalla passione di tutti i lavoratori che li abitano, che li vivono.

E che poi, diciamo, sono anche moralmente obbligati dal giuramento di Ippocrate a esercitare il loro mestiere, ma non può basarsi solo su questo, effettivamente.

Michele Saccomanno:  Il giovane che trova l’occasione per andarsene, se ne va. Gli anziani che arrivano fino a 72 anni e vogliono rimanere, vogliono lavorare, sono un esempio.

Ma non può reggersi su questo la vita ospedaliera, le turnazioni ed altro.

Tutti i diritti devono rispettare.

Delle persone, dei giovani che ci stanno. Avete fatto un’indagine per vedere quanti leggi 104 ci sono, che non consentono di far fare le notti e quindi chiedono  sacrifici agli altri due o tre che rimangono.

E che quindi vanno anche al di fuori del contratto. Ne si può andare avanti solo con cause continue rispetto alla mancanza di rispetto del contratto.

Ripeto, c’è una visione da riprendere.

Io spero che qualcuno ascolti la vostra radio e senta questo grido di allarme importante.

Anche grazie per questo lavoro che state facendo.

Radio Onda Salute:  Ma si Figuri, grazie a lei della sua disponibilità.

Diciamo appunto noi cerchiamo di mettere sotto l’attenzione di tutti le criticità più importanti riguardanti questa manovra sanitaria.

Quindi la ringrazio ulteriormente per averci dedicato il suo tempo, per averci permesso di approfondire questi temi.

Michele Saccomanno:  No, no, voglio ringraziare voi perché è un lavoro importante.

Ripeto, poi le visioni se non vanno sostenute da chi come voi si impegna a portarle con le diverse voci,

con le diverse tonalità, con le diverse sensibilità alla luce, all’ascolto del mondo politico.

La politica, ricordiamoci, agisce sempre sulla base dei grandi richiami.

Una radio come la vostra può costituire un grande richiamo.

Mi auguro che così sia ascoltata e possa produrre il meglio che tutti ci aspettiamo.

Quindi grazie per questo lavoro.

Radio Onda Salute: Ce l’auguriamo anche noi ovviamente.

Grazie ancora dottore e a presto risentirci.

Michele Saccomanno:  Grazie a voi.

 

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